



GIULIO DI STURCO

Ganga Ma
Ganga Ma (Madre Gange) è il frutto di un progetto di ricerca fotografica decennale. A partire dal 2005, Giulio Di Sturco ha narrato 2.500 km del corso del fiume, a partire dalle sorgenti himalayane fino al Bangladesh e alla foce nel Golfo del Bengala. Molto più di un mero fiume, per gli induisti il Gange rappresenta il fulcro della spiritualità. Ironicamente, oggi è uno dei fiumi più inquinati del mondo. Le sue acque si sono ridotte drasticamente di livello e sono molto tossiche, ponendo a rischio la sussistenza di 400 milioni di persone che dipendono da esse.
Larga parte del lavoro di Giulio Di Sturco riguarda il futuro – l’evoluzione delle società e l’adattamento umano di fronte alle pressioni ambientali al cambiamento tecnologico. Con Ganga Ma Il fotografo offre un ritratto poetico e carico di presagio, con immagini che muovono dal distacco della fotografia documentaria alla risposta estetica e pittorica alle condizioni ecologiche e atmosferiche del Gange.
La scelta del fiume più sacro e riverito dell’India come soggetto del suo progetto a lungo termine esige un profondo ripensamento della nostra interconnessione con l’ambiente e del modo in cui vediamo il nostro ruolo nel mondo. Se Ganga Ma è iniziato come progetto documentario per testimoniare un disastro ecologico, Di Sturco ha progressivamente creato un linguaggio visivo in grado di evocare un futuro imminente, mostrandocene l’origine nel presente, e consentendoci nel processo di percepire un mondo tossico post-apocalittico”.
di Eimear Martin, curatore
biografia
Giulio Di Sturco (1979, Italia) è un artista visivo e fotografo con base ad Arles. Dopo la formazione presso l’Istituto Europeo di Design di Roma, ha iniziato la sua carriera nel fotogiornalismo collaborando con agenzie internazionali come VII, Getty Reportage e INSTITUTE.
Nel corso degli anni il suo lavoro si è progressivamente spostato verso progetti di ricerca artistica a lungo termine che indagano le trasformazioni tecnologiche, ambientali e sociali del mondo contemporaneo.
Attraverso fotografia, film e installazione multimediale, Di Sturco sviluppa un approccio che definisce post-documentario, situato al confine tra osservazione documentaria e speculazione immaginativa.
I suoi progetti utilizzano luoghi reali come campi di indagine per interrogare I futuri possibili già inscritti nel presente, esplorando come infrastrutture, tecnologie e paesaggi contemporanei riflettano le aspirazioni e le contraddizioni della modernità.
In serie come Aerotropolis, Singularity e The Forgotten Archive of the Future, il suo lavoro si concentra su infrastrutture globali, intelligenza artificiale, mutazioni ecologiche e tecnologie biomediche, rivelando ambienti e territori in cui l’immaginario tecnologico si intreccia con le realtà sociali e ambientali del nostro tempo.
Le sue opere sono state esposte in festival e istituzioni internazionali tra cui Paris Photo, Photo London, Getxophoto e Cortona On The Move. Il suo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti,tra cui tre premi World Press Photo, il Sony World Photography Awards, il British Journal of Photography International Photography Award e una borsa di ricerca della Bibliothèque nationale de Franc. Nel 2020 ha pubblicato il volume Ganga Ma (GOST Books), dedicato alle trasformazioni ecologiche e culturali del fiume Gange.
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